25 marzo 2014

Il cimitero degli impiccati

In seguito al grande caldo scoppiato a Torino nell'estate del 1776, il Re di Sardegna Vittorio Amedeo III, emano' disposizioni che vietavano l'uso malsano di sotterrare i morti nelle cisterne delle chiese o in cappelle private e stabiliva la costruzione di due cimiteri al di fuori delle mura cittadine : San Pietro in Vincoli e San Lazzaro.


Ai giorni nostri esiste solo il cimitero di San Pietro in Vincoli, San Lazzaro, ubicato sulla sponda del Po che fronteggia il Monte dei Cappucini, fu attivo fino al 1829 e in seguito demolito.
I torinesi soprannominarono San Pietro in Vincoli in " San Pe' di Coi", nella zona esistevano orti che fornivano il vicino mercato di Porta Palazzo, ( i coi in dialetto piemontese sono i cavoli ).


Si incominciò a chiamarlo " cimitero degli impiccati "quando un'area fuori dalle mura consacrate venne adibita alle sepolture dei suicidi, dei non battezzati e dei giustiziati che all'epoca venivano uccisi con l'impiccagione nella vicina Piazza ancora oggi chiamata "Rondò della Forca".

A Torino era in uso, quando qualcuno ti faceva andare fuori di testa urlargli dietro "Va 'n sla furca!"  Vai sulla forca.


Il cimitero è di forma rettangolare, in stile neoclassico, la facciata esterna presenta capitelli con ghirlande e sul timpano è rappresentato l'angelo della morte.


All’interno sui lati del perimetro un porticato che ospitava le cripte delle famiglie nobili e benestanti, lo spazio centrale era adibito ad ossario e 44 pozzi per i corpi senza bara, le salme dell’Ospedale dei Pazzi, delle Orfane e dei fedeli di una decina di parrocchie urbane.



La cappella interna presenta capitelli con teschi alati.


A rendere ancora più spettrale San Pietro in Vincoli, contribuì la disposizione regia che permetteva l’utilizzo dei cadaveri dei condannati per le lezioni di anatomia degli studenti della medico-chirurgia dell'epoca.


Al cimitero è legata la leggenda della " Dama Velata ", ma questa è un'altra storia che andrò a raccontarvi.

Il cimitero sconsacrato e chiuso, attualmene restaurato, ospita in estate spettacoli teatrali e musicali alternativi.

La Cappella è stata sede provvisoria della Biblioteca Internazionale di Cinema e Fotografia Mario Gromo, ora Bibliomediateca "Mario Gromo".
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